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Museo Civico Archeologico Etnologico
Museo Civico d'Arte

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Fotografi al Museo

Nelle sale del Museo, chiuse ai visitatori causa pandemia, proseguono le attività di ricerca, le azioni di documentazione e conservazione, e si aggiungono nuovi interventi, in parte favoriti dalla disponibilità delle sale vuote

La chiusura delle sale e la sospensione delle attività per il pubblico in presenza non impediscono al Museo di proseguire con le attività di ricerca, documentazione e conservazione.

In questi giorni sono in corso due campagne fotografiche nelle sale del museo, con un duplice obiettivo: da un lato aggiornare la documentazione con immagini di reperti e opere; dall’altro quello di ottenere utili informazioni conservative su oggetti specifici.

Per il primo obiettivo, il fotografo Paolo Terzi (www.paoloterzi.it) sta portando a termine una campagna fotografica documentaria per aggiornare e in parte rinnovare l’archivio fotografico digitale del museo. Molti dei nuovi scatti confluiranno nelle prossime presentazioni del museo, dalle pubblicazioni alle proposte digitali, tra cui un rinnovato sito internet a partire dall'anno prossimo, in occasione delle celebrazioni dei 150 anni dalla fondazione dell’istituto.

Per la seconda finalità, al conservatore restauratore Renaud Bernadet (www.restaurobernadet.com) è stato richiesto un innovativo intervento di documentazione definito RTI (Reflectance Transformation Imaging) su due pregiati dipinti di Girolamo Comi esposti al museo, per analizzarne nel dettaglio le tecniche di realizzazione e lo stato di conservazione.

Lo studio RTI su due tavolette dipinte di Girolamo Comi
L’RTI è un metodo fotografico computazionale che cattura la forma e il colore della superficie di un oggetto e consente la sua ri-illuminazione interattiva da qualsiasi direzione. Tale alternanza di luce e ombre rivela i più fini dettagli della superficie tridimensionale dell’oggetto fotografato, restituendo informazioni non sempre visibili sotto diretto esame empirico dell’oggetto, quali particolari decorativi, tracce di fabbricazione e di utilizzo, fino ai dettagli epigrafici.

Le due tavolette, attribuite al pittore manierista modenese Comi, provenienti dagli armadi della sagrestia di San Michele in Bosco a Bologna, rappresentano “La predica di San Paolo nell’Areopago di Atene” e “L’arresto di San Paolo”. L’artista le realizzò con una tecnica sofisticata che abbina l’uso della tempera con quello della foglia d’argento, detta a "sgraffito" su lamina d'argento. Le due tavolette, allo smantellamento dell’armadio, subirono vicende differenti e si ricongiunsero solo nel 1929, in seguito alla donazione del Marchese Matteo Campori al Comune di Modena (Campori fu direttore del Museo Civico dal 1913 al 1932).

La documentazione fotografica RTI ha consentito di capire lo stato conservativo della superficie pittorica evidenziando sollevamenti, distacchi di colore e vecchi restauri. Le immagini ottenute si configurano come strumento fondamentale di lettura di aspetti e danni altrimenti non visibili ad occhio nudo. La particolare tecnica a "sgraffito" ha reso la documentazione RTI particolarmente adatta anche per apprezzare la qualità del sapiente disegno su lamina che connota le architetture e la costruzione prospettica in generale. È stato inoltre possibile leggere correttamente la data accanto alla firma "HYERONIMUS COMA DE MUTINA PINXIT 1563 Adi X GENARO" del dipinto raffigurante L'arresto di San Paolo fino ad oggi interpretata come 1562, data invece presente nell'altra opera in pendant.